
[Image: modified from David B. Weishampel, Peter Dodson, Halszka Osmolska (eds.),
The Dinosauria, University of California Press, 1992; p. 596]
Il mito dell'unicorno dinosauriano: implicazioni iconograficheLe corna sono un simbolo di forza, di aggressività, di prosperità. Elevazione e potenza si confondono in questo potente ed arcaico simbolo della falce lunare, della mezzaluna, sovente associate nella loro versione bovide o taurina alla fecondità, le corna ristabiliscono il primato della superiorità: la corona è una potente mezzo di suggestione autoritaria che opera nell'altro immediato riconoscimento del potere, ed impone rispetto quando non sottomissione. Il corno compare storicamente connaturato ad una certa componente fallica e psicologica: simbolo della potenza virile,
queren in ebraico vale sia corno che potenza, così come nel latino
cornu [in
Dizionario dei simboli, J. Chevalier A. Gheerbrant, vol I, p. 321]. Del significato immediato di questo simbolo ne hanno fatto uso Alessandro Magno, gli sciamani nord-asiatici e le divinità induiste Agni e - per traslato - Shiva. Corna possono rappresentare l'illuminazione divina (come nel "
Mosè" di Michelangelo): la traduzione di "
corna" per "
raggiante" ricorre nella
Vulgata latina. Le quattro corna dell'altare ebraico degli olocausti sono l'estensione illimitata del tempo, la potenza senza limiti del Signore. Nella psicologia rappresentano l'ambivalenza e la regressione, la tensione tra poli opposti: infatti il diavolo (
dia-ballo, colui che divide) ha zoccoli fessi e capo caprino. Nondimeno nella coincidenza simbolica della totalità le corna offrono sia il lato maschile della forza, della penetrazione (
lato attivo), sia l'accogliere nella loro forma di ricettacolo (
lato passivo).
In quanto potente richiamo mitologico, perciò al contempo espressione psicologica e religiosa, le corna/il corno sembrano difficilmente analizzabili senza considerarne gli attributi simbolici.
Che cosa ci può essere di più potente di un simbolo che unisce simbologia rettile (non dimentichiamoci mai del "dinosauro" come prototipo rettiliano) e corna? D'altra parte il serpente tetracornuto o incoronato è un simbolo alchemico. Mi sento autorizzato a trattare tali analogie dalla potente similitudine che opera inconsciamente nell'inconscio dei paleontologi. Il loro universo di riferimento concettuale è pressochè identico a quello degli alchimisti e come tale va ricondotto all'espletazione di un ruolo psicologico di individuazione, ossia di superamento della prima fase della vita (ancora, non scordiamoci che la carriera comincia con il sigillo dell'adolescenza, cioè l'iscrizione all'Università), verso un completo processo individuativo del percorso personale. Lo smembramento del
serpens mercurialis è la ricomposizione dell'origine ottenuta a monte del rinvenimento del reperto fossile;
Il drago, ossia il serpente, rappresenta l'originario stato di incoscienza, poichè quella bestia ama soggiornare - come dicono gli alchimisti - in cavernis et tenebrosis locis. Questo stato dev'essere sacrificato, e soltanto in seguito si potrà trovare la via per accedere alla testa, vale a dire alla conoscenza consapevole.
[in Jung, C., G.,
Opere Complete, vol. XIII: Studi sull'alchimia, Torino, Bollati Boringhieri, p. 1998; pp. 87 e 106].
In questo gioco di rimandi, l'unicorno è l'essere mitologico che appare più direttamente finalizzato a ricoprire un ruolo sia psicologico che religioso-folklorico. Simbolo del Cristo medievale, è conosciuto a partire dalla testimonianza del greco Ctesia (ca. 400 a.C.), che lo ricollega a leggende indiane. Comunemente lo si fa discendere da una fantastica interpretazione folklorica del rinoceronte indiano. Non si capisce però come mai i Greci si siano fatti ingannare da un animale che avrebbero potuto ben conoscere (essendo presente anche in Africa). Esiste difatti una recente interpretazione che vuole come fonte per l'unicorno l'
Elasmotherium, vissuto fino al Pleistocene medio (e oltre?). Nell'immaginario (anche alchemico) persiano e cinese l'unicorno era conosciuto, e la zona di diffusione dell'animale comproverebbe se non la diretta coesistenza uomo-animale in tempi (proto)storici almeno un'approfondita conoscenza dei fossili dell'animale.

[Image:
Elasmotherium from
Wikipedia]
Ad ogni modo, simbolo di purezza e di forza, l'unicorno medievale è in relazione al concepimento senza macchia del Messia tramite questa forma-racconto: può essere catturato solo se preso mentre si trova al riparo nel grembo di una vergine. I cacciatori lo possono uccidere solamente se adempiono prima a questo stratagemma.
Il corno del rinoceronte è un evidente richiamo fallico e di potenza sessuale [cfr. H. Bedermeyer,
Simboli, p. 565]. Purtoppo nell'indice del testo più recente uscito sull'unicorno (
The Natural History of Unicorns, di Chris Lavers, Granta Books, 2009] non troviamo nè l'
Elasmotherium nè Adrienne Mayor, la folklorista che opera nel campo dell'interpretazione dei fossili nel mondo antico e classico.
Esiste però oltre all'
Elasmotherium, sul quale torneremo un'altra volta, un altro animale che sembra volersi fare carico di tutti gli attributi psicologici e relgiiosi delle corna, o meglio del corno in qualità rinocerontiana più che taurina, ed è il
Pachyrhinosaurus. In quanto "rettile" antico e dotato di protuberanze, come il celebre
Triceratops, assomma caratteristiche che ne hanno fatto un ricettacolo di molte e contraddittorie tendenze artistiche.
La mia tesi è che così come il Carnevale sta per essere spodestato nell'immaginario adolescenziale-infantile da Halloween - a causa del preponderante afflusso di materiali culturali di largo consumo d'origine anglosassone - così l'unicorno è in via di sostituzione dalla costellazione archetipica dell'inconscio, o almeno dalla sua espressione cosciente e razionale da parte dei soggetti umani. Ho visto i disegni dei bambini in un museo di scienze naturali e sono stato colpito dal fatto che nonostante non vi fossero dinosauri molti, invitati probabilmente a dipingere unanimale fantastico, hanno dipinto dinosauri. Ovvio, l'inconscio non tollera vuoti e i sogni con cavalli cornuti continueranno ad animare le notti dell'uomo: però, in special modo nelle giovani generazioni, chi meglio del terribile rettile può farsi carico del peso del simbolo dell'unicorno? Il Pachyrhinosaurus, il "rettile dal naso spesso", appare perciò un unicorno all'ennesima potenza - sia per grandezza, sia per lontantanza nel tempo (ma non è anche l'inconscio profondamente lontano?).Questo ceratopside, conosciuto nelle sue due ipostasi scientifiche
P. canadensis e lil recentemente descritto
P. lakustai, sembra convogliare gran parte dell'attenzione "cornuta" e paleoartistica dedicata al mondo degli ornitischi. Catalizzando l'attenzione è diventato, gioco forza, un ricettacolo di individualità riflesse inconsciamente nella realizzazione artistica dell'oggetto. Così è diventato anche oggetto di uno studio che, sminuendo la presunta intelligenza dell'animale tramite analisi del calco della cavità cerebrale e dell'orecchio interno, sembra testimoniare ben di più:
The small, primitive cerebral hemispheres are particularly interesting, because in modern animals these are the seat of higher behavioral functions such as learning and problem-solving. They are so small in Pachyrhinosaurus that it is tempting to question how sophisticated its behavioral repertoire could have been. Despite the cranial ornaments suggestive of perhaps elaborate behavioral displays and other evidence suggesting herding behavior or even migration, the behaviors of Pachyrhinosaurus were probably relatively simple, stereotyped, and instinctual.
[Quotation from
here]. Al di là del riconoscimento del dato bruto e grezzo - che è tale e quale descritto - esso non ci può dire nulla sulla "reale" intelligenza del dinosauro, così come non ci dicono nulla i dati di variazione della grandezza del cervello umano rispetto alle presunte capacità dello stesso - e che sembra suggerire un fuorviante parallelo con i mammiferi e il loro standard attuale. Caso emblematico perchè siffatta affermazione perentoria dichiara prepotentemente l'entrata dell'oggetto di studio nell'ambito dell'inconscio, testimoniando uno scivolamento non controllabile dalla ragione (se mai ciò può accadere in misura chiara)*. Abbiamo per l'appunto sottolineato quella "tentazione" che suona assai ben poco scientifica e che si è imposta nel pensiero degli analizzanti [*= tra l'altro gli autori dello studio avevano già realizzato
uno studio sul corno del rinoceronte bianco].
Ora lo spunto del post proviene da un articolo recentemente apparso su The Anatomical Record, 292:1370–1396 (2009) intitolato
The Facial Integument of Centrosaurine Ceratopsids: Morphological and Histological Correlates of Novel Skin Structures e steso da Tobin L. Hieronymus, Lawrence M. Witmer, Darren H. Tanke e Pjilip J. Currie.. Questo certaopside presenta, in luogo del solito corno nasale centrosuarino, un'estesa zona di callosità, asperità e scabrosità che coprono in forma di protuberanze l'intera zona compresa tra le orbite e il becco. Due sono state le ipotesi proposte: Sternberg (1950) ipotizzò un sottile rivestimento di pelle indurita. Tale tesi è stata adottata in seguito da Farlow e Dodson (1975) e Sampson et al. (1997). La seconda proposta è stata avanzata principalmente da Currie (1989; 2008) e crede di ravvisare nella strana struttura del dinosauro un potenziale analogo del corno di struttura cheratinosa tipica dei rinoceronti (somiglianza già annotata da Langston nel 1967). Un'alternativa è stata espressa seguendo la traccia della pachiostosi anatomica (e non patologica), cioè l'ispessimento delle ossa al fine di creare una struttura compatta come quella dei buoi muschiati (cfr. Kaiser, 1960 e Langston, 1975).
Questo lo schema proposto, da me adattato e modificato:


[Immagine modificata da
The Facial Integument of Centrosaurine Ceratopsids, op. cit., p. 1372]
Al di là dei risultati dell'encomiabile indagine di Hieronymus
et alii (a disposizione per il
free download cliccando qui), mi preme sottolineare che ancora una volta, come previsto da Ioan Petru Culianu, una volta messo in moto un sistema espandibile potenzialmente all'infinito (ovviamente fino al ritrovamento di nuovi reperti fossili) tutte le potenzialità insite in quel sistema, cioè lo sviluppo degli effetti impliciti (così come una volta approvata una legge oltre agli effetti esplicitati nel testo e previsti vengono a delinearsi con il tempo situazioni non codificate ma sempre all'interno del paradigma della legge) vengono esposte inesorabilmente in un certo lasso di tempo.
Questo breve studio vuole mostrare gli sviluppi del paradigma dello studio citato nelle espressioni artistiche - e dimostrare che in almeno un caso il risultato dell'indagine è stato predetto da un'opera artistica.
Insomma, il
Pachyrhinosaurus da fenomeno scientifico è diventato un essere fantastico, ossia virtualmente interpretabile come qualunque altro essere mitologico o vivente declinato secondo sensibilità peculiari dovute allo
Zeitgeist o ad inclinazioni psico-sociologiche. Rimanendo nel
range offerto dall'ampia forbice delle interpretazioni scientifiche possiamo delineare due filoni: classico-tradizionale (il primo filone interpretativo di cui sopra) e quello innovativo-mitologico (il secondo). Nel primo si tratta di considerare le protuberanze come prive di corno; nel secondo caso invece le opzioni possibili e latenti offerte dall'ampia porzione di muso per un corno di cheratina vengono sfruttate in modo eccezionale. A sua volta il secondo si divide in due sottogruppi: quello rinocerontiano e quello fantastico, nel quale viene abolito qualunque criterio di realtà, cioè l'affidamento ad esempi del mondo naturale attuale o desunto dal record fossile (ciò non vuol dire che non possa essere estratto un cranio simile nel futuro). La terza alternativa non ha trovato molti illustratori, ma dalla mia breve ricerca in rete un possibile esempio può essere scorto nel bel bianco/nero di John Conway.
NOTA alla GALLERY:
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Del primo fanno parte
John Sibbick,
.JPG)
[Image: from
here (c)John Sibbick]
Raul MartínPachyrhino.JPG)
[Image: Barrett, M.,
Dinosauri, Vercelli, White Star, 2002, p. 84.(c)R. Martín;
http://www.raul-martin.net/]
Luis V. Rey,
.JPG)
[Image: Holtz, T. R. Jr.,
Dinosaurs, Random Press, 2007; p. 287]
Alain Bénéteau .JPG)
[Image: from
here. (c) A. Bénéteau;
http://www.paleospot.com/]
Pachyrhinosaurus B version sensu Hieronynmus et alii:
B1_ versione rinocerontiana:
Gregory S. Paul ["
Pseudopachyrhinosaurus" futuristico]
.JPG)
[Image: Paul, Gregory S. (ed.),
The Scientific American Book of Dinosaurs, New York, Byron Preiss, 2000; p. 384]
Dino-riders [molto simile alla versione pauliana nella presenza di tre corna laterali, secondo la formula breve orbitale/enorme nasale-frontale/breve post-nasale]

Image: from
here]
B2_versione "fantastica":
Scultura del Royal Tyrrel Museum [di Brian Cooley]:
.jpg)
[Image: from
here (c) B. Cooley]
ritratto di Nima Sassani:

[Image: from
here; (c)Nima Sassani 2009;
http://paleoking.blogspot.com/;
http://sassani-dinoart.webs.com]
Pachyrhinosaurus D version [
muskox-like pachyostotic bosses]:
John Conway:

[Image from
here; (c) John Conway
http://palaeo.jconway.co.uk]
Cosa hanno proposto in modo dettagliatamente espresso nell'articolo citato più sopra, Hieronymus
et alii? Precisando che a) Hieronymus
et al. hanno con cura testato le possibilità e ala fine optato per la soluzione
D (bue muschiato/muskox), e che b) non penso proprio che tale ipotesi possa dire l'ultima parola sul gusto del grande pubblico (perciò prepariamoci a nuove ondate di cornutissimi e stravaganti
Pachyrhinosaurus), ecco il risultato:

[Immagine: Modificata da
The Facial Integument of Centrosaurine
Ceratopsids..., op. cit., p. 1393]
Prevedibilmente nel novero delle possibilità grafiche
John Conway ha elaborato - e predatato - il modello che al momento è stato proposto come il più probabile allo stato attuale e secondo il team di paleontologi. Le possibilità espresse dagli altri artisti restano valide interpretazioni - magari confermate dalle prossime scoperte. Noto altresì che il futuribile ceratopside di G. S. Paul non è poi tanto lontano dalla realtà, ma appare come una predizione quanto mai possibile; mi farebbe piacere sapere di più sulla possibile relazione tra il
Pachyrhinosaurus della serie
Dino-Riders e il disegno di Paul (forse Paul si è ispirato al gioco?)...
Refs.[non citate nel testo]:
Currie PJ. 1989. Long-distance dinosaurs. Nat Hist 6:60–65.
Currie PJ, Langston W, Jr., Tanke DH. 2008. A new species of Pachyrhinosaurus (Dinosauria, Ceratopsidae) from the Upper Cretaceous of Alberta, Canada. In: Currie PJ, Langston W, Jr., Tanke DH, editors. A new horned dinosaur from an Upper Cretaceous Bone Bed in Alberta. Ottawa: NRC Research Press. p 1–108.
Langston W, Jr. 1967. The thick-headed ceratopsian dinosaur Pachyrhinosaurus (Reptilia: Ornithischia), from the Edmonton Formation near Drumheller, Canada. Can J Earth Sci 4:171–186.
Langston W, Jr. 1975. The ceratopsian dinosaurs and associated lower vertebrates from the St. Mary River Formation (Maastrichtian) at Scabby Butte, southern Alberta. Can J Earth Sci 12:1576–1608.
Kaiser HE. 1960. Untersuchungen zur vergleichenden Osteologie der fossilen und rezenten Pachyostosen. Palaeontograph Abteilung A 114:113–196.
Farlow JO, Dodson P. 1975. The behavioral significance of frill and horn morphology in ceratopsian dinosaurs. Evolution 29: 353–361.
Sampson SD, Ryan MJ, Tanke DH. 1997. Craniofacial ontogeny in centrosaurine dinosaurs (Ornithischia: Ceratopsidae): taxonomic and behavioral implications. Zool J Linn Soc 121:293–337.
Sternberg CM. 1950. Pachyrhinosaurus canadensis, representing a new family of the Ceratopsia, from southern Alberta. Bull Nat Mus Can 118:109–120.